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Consultorio Familiare: speranza di valori non negoziabili

Dobbiamo imparare che tutte le cose del territorio ci appartengono e sono le realtà penultime con cui costruire il Regno di giustizia e di pace. «Il suo Regno non è un aldilà immaginario, posto in un futuro che non arriva mai; il suo Regno è presente là dove Egli è amato e dove il suo amore ci raggiunge» (Benedetto XVI, Spe Salvi, n.31).

A volte sembra che le comunità cristiane stiano aspettando che il Cristo scenda per pacificare il mondo con una sorta di bacchetta magica, o spruzzi una polverina portentosa affinché cessino le ingiustizie. Vivere nel mondo perché il nostro quotidiano sia testimonianza d’impegno a favore di quella periferia dove, alla legge del vivere, si accompagna quella del disinteresse ed essere una voce di una comunità, in un quartiere periferico molto spesso, usato come semplice dormitorio. A volte mi chiedo: vi sono veramente persone interessate a costruire una città a misura d’uomo? La testimonianza di ogni comunità parrocchiale all’interno del territorio dovrebbe essere frutto di questo cammino di discernimento. Non possiamo fermarci finché c’è anche una sola persona che ci tende la mano. Questo esige una grande libertà di cuore, un distacco sincero da noi stessi e da quelle logiche privatistiche di coltivare tutto all’ombra del campanile o di un partito. È urgente costruire comunità che siano senza perimetri e non zone o quartieri ove si preferisce vivere o non vivere. Nella nostra città, «Se il tessuto della convivenza civile mostra segni di lacerazione, ai credenti – e ai fedeli laici in modo particolare – si chiede di contribuire allo sviluppo di un ethos condiviso, sia con la doverosa enunciazione dei principi, sia esprimendo nei fatti un approccio alla realtà sociale ispirato alla speranza cristiana. Ciò esige l’elaborazione di una seria proposta culturale, condotta con intelligenza, fedele ai valori evangelici e del Magistero, insieme a una continua formazione spirituale. Implica una rivisitazione costante dei veri diritti della persona e delle formazioni sociali nella ricerca del bene comune e deve promuovere occasioni di confronto tra uomini e donne dotati di competenze e professionalità diverse». Diversamente è inutile fare programmi per una città. Il 14 aprile ci sarà una giornata per raccontarci i 10 anni in cui ogni lacrima ha fatto nascere una piantina. Vorrei condividere con voi tutti questa giornata e allego il programma.

 

di don Salvatore Rinaldi

Rubrica "Fede e Società"

Articolo di lunedì 9 Aprile 2018

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