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Non basta dire "si sta bene"

Ma cosa vuol dire “vivere insieme”, e perché si vive insieme? È proprio così bello passare una vita intera sempre con la stessa persona, tra quattro mura, sempre le stesse, facendo più o meno le stesse cose, giorno dopo giorno, mettendo al mondo dei figli che danno più problemi che soddisfazioni, invecchiando insieme con i difetti e gli acciacchi che accompagnano la vecchiaia?

Qualcuno potrà rispondere che le cose non sono proprio così grigie e tristi. Si può sognare una casa calda, accogliente, ben arredata, serena, dove si ritorna alla sera dopo una giornata di fatica, e si incontra la persona che si ama, con la quale si vivono momenti intensi di intimità e insieme si affronta la vita. La vita non è fatta solo di spese, pulizie, cucina, fatture e bollette da pagare. È fatta anche di presenza della persona che si ama; e con lei si possono fare tante esperienze gioiose, da quelle umili di ogni giorno a quelle più inconsuete: viaggi, incontri, feste e altre cose che danno interesse all’esistenza. Ognuno vive le cose come le conosce. Un computer è sempre lo stesso; ma chi conosce bene i suoi complessi meccanismi riesce a fare tante cose che il dilettante non immagina neppure. Anche il matrimonio è un’esperienza che può essere vissuta in molti modi e con intensità diversa: può essere vissuto in modo povero, addirittura deludente; e può essere vissuto in modo ricco, con esperienze profonde che aprono la persona a un modo tutto nuovo di vita. E chi capisce le potenzialità di vita che sono racchiuse in esso, e saprà viverle, può dirsi davvero fortunato. Per sposarsi non basta sentire che «si sta bene insieme». Il matrimonio non si esaurisce in questa piacevole sensazione. È un fatto che impegna tutta la vita, per sempre. Non può quindi essere abbandonato al caso o alla spontaneità. È vero che la natura insegna molte cose; ma non bastano. L’uomo e la donna devono farsi delle idee chiare sul matrimonio, e devono formare in sé le qualità che permettono al loro amore di durare per sempre e di costruire insieme tutto il futuro della loro vita. Due giovani si incontrano, si trovano simpatici, si frequentano, si innamorano, stanno bene insieme e decidono di sposarsi. È la storia di tutti i matrimoni. In questa storia manca quasi sempre un capitolo: quello relativo alla preparazione. Perché? Bisogna prepararsi? Se con il verbo «prepararsi» si intende che bisogna prima avere un lavoro, un appartamento arredato, la macchina, le ferie e un certo numero di elettrodomestici, allora il verbo «prepararsi» ha un senso. Sarebbe da sconsiderati sposarsi senza buone basi  economiche, affidandosi poi al caso, o continuando a vivere con i genitori, o dipendendo da loro. Una coppia deve essere autonoma. Ma riguardo ad altre cose, non si capisce cosa significa prepararsi. Se due giovani si vogliono bene e vanno d’accordo, cos’altro devono fare? Hanno l’impressione di essere arrivati dopo una ragionevole attesa, e non resta iniziare la vita insieme. Invece per sposarsi non basta avere buone basi economiche e aver constatato che si sta bene insieme. Bisogna anche aver capito perché ci si sposa, e a cosa serve nella vita lo sposarsi. E dopo aver capito, bisogna ancora impegnarsi in un paziente lavoro, volto a formare in sé le qualità, e cercare fuori di sé le condizioni che permettono di realizzare nel tempo questo vivere insieme. In altre parole, bisogna prima capire cos’è il matrimonio, creare le disposizioni che permettono di realizzarlo, e poi sposarsi. In una parabola Gesù parlava del seme che è sempre uguale, ma attecchisce e fruttifica solo se trova il terreno adatto e preparato. Non basta che l’amore sia vero; bisogna che questo vero amore trovi un terreno umano preparato ad accoglierlo e a farlo fruttificare. Potrebbe infatti esaurirsi in una fiammata di vita, e finire: come il seme che germina ma non fruttifica per mancanza di terra buona. Un ragazzo e una ragazza prima di sposarsi devono saper rispondere a queste tre domande: che significato ha il matrimonio nella nostra vita? Quali obbiettivi vogliamo raggiungere sposandoci? Di quali strumenti dobbiamo munirci per raggiungere questi obiettivi? Invece sembra che molti giovani non siano affatto interessati a farsi domande sul matrimonio. Hanno l’impressione di sapere già tutto. Durante il fidanzamento se ne parla poco, o se ne parla come uno di questi argomenti che si perdono nella lontananza del futuro. Il desiderio nascerà poco alla volta; allora si capirà l’importanza del problema, e la risposta che bisognerà dare. È vero, ma solo in parte. L’uomo diventa adulto quando assume nella sua responsabilità, ed elabora in un progetto la vita intera, sia il presente che il futuro e - in una certa misura – anche il passato. Sembra che molti fidanzati abbiano un’idea riduttiva della loro vita matrimoniale; e che pensino al futuro in modo ingenuo, come una continuazione di quello che sta avvenendo tra loro nel presente. Molti non hanno mai pensato che bisogna progettare la propria vita. Il verbo «progettare» a loro non dice nulla. Ancor meno capiscono l’affermazione che il matrimonio è una vocazione, in cui dovranno assolvere molti compiti: da quello di crescere nella loro umanità, a quello di diventare responsabili della persona che amano, a quello ancora di essere ministri della vita. Sono compiti impegnativi. Non possono essere affrontati con l’atteggiamento di chi lascia che le cose vadano per loro conto, e con l’animo di chi vive all’insegna del «chi vivrà vedrà».

 

di don Salvatore Rinaldi

Rubrica "Fede e Società"

Articolo di lunedì 7 Ottobre 2019

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