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Gravitazione verso Dio

Il dono più grande che si possa fare a una persona è dirle l’unica verità che genera la gioia: «Dio ti ama». Noi cristiani abbiamo ricevuto da Dio stesso l’impegno di gridare la “Buona Notizia” per tutte le strade e in mezzo a tutte le disperazioni del mondo. E la “Buona Notizia” è questa: Dio ti ama! La gioia dell’uomo sta nell’accogliere Dio e nel vivere la sua stessa Vita: la Vita dell’Amore!

«Chiunque tu sia, Dio ti vede individualmente. Egli ti chiama per nome. Ti vede e ti comprende come realmente ti ha fatto. Ti conosce internamente, conosce i tuoi sentimenti, i più riposti pensieri, conosce le tue inclinazioni, le tue preferenze, le tue forze e le tue debolezze. Egli ascolta la tua voce e i battiti del tuo cuore. Sente anche il tuo respiro. Tu non potresti mai amare te stesso, quanto lui ti ama!» (John Henry Newman) Non bisogna, infatti, dimenticare che, quando Dio crea l’uomo, dichiara: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza» (Gen 1,26). Dio, creando, ha impresso nell’uomo un marchio divino, per cui l’uomo può capire se stesso soltanto facendo riferimento a Dio. Dio, creando, ha acceso nel cuore dell’uomo una gravitazione verso l’Infinito: ogni umanesimo ateo priva l’uomo dell’unico punto di appoggio che possa sostenere e sanare la sua innata fragilità. Chi è questo Dio, del quale l’uomo sente una nostalgia? La gravitazione verso Dio è pilotata dalla libertà dell’uomo. L’uomo, infatti, è una creatura la cui completezza è, in parte, lasciata alla sua decisione. L’uomo, cioè, non è semplicemente una natura già fatta e già completa, ma è una persona con un progetto da percorrere e da realizzare. La Bibbia ci riferisce che la libertà dell’uomo ha clamorosamente rinnegato la gravitazione verso Dio, introducendo nel mondo la novità deleteria del peccato, che ha scoperto l’uomo nella sua “nudità”. Il peccato, facendo saltare la relazione fondamentale con Dio, infrange l’armonia di ogni altro rapporto: dell’uomo con se stesso, dell’uomo con i suoi fratelli, dell’uomo con il cosmo. Dopo il peccato dell’uomo Dio continua ad amare l’uomo: è un fatto che stupisce, è un fatto che consola, è un fatto che apre una nuova storia: la storia della salvezza. Ma “come” continua Dio ad amare l’uomo? Dio cerca la collaborazione dell’uomo e gioisce di questa collaborazione, perché Dio non è in concorrenza gelosa con l’uomo, come aveva insinuato il demonio ad Adamo: Dio tiene costantemente gli occhi aperti sulla vicenda umana e premurosamente si china sui figli che scappano dalle sue braccia, ma non possono cancellare dall’anima la nostalgia del ritorno. Mentre Dio chiama l’uomo alla collaborazione, viene fuori un altro sorprendente aspetto del suo mistero: Dio può introdurre l’uomo alla collaborazione nella misura in cui questi si presenta nella verità della sua povertà, della sua piccolezza, della sua umiltà. Dio vuole la nostra collaborazione, perché l’Amore infinito non può agire diversamente: infatti, chi ama, coinvolge; chi ama, condivide; chi ama, rende partecipi. Però noi che riceviamo la chiamata dobbiamo ricordarci che essa è dono, totalmente dono: questo è possibile capirlo soltanto se abbiamo una lucida e serena consapevolezza della nostra povertà. Davanti a Dio, è legittimo un solo atteggiamento: l’umiltà. Dio è misericordioso, essenzialmente misericordioso, irrinunciabilmente misericordioso. Che cosa vuol dire tutto ciò? Che cos’è la misericordia? Possiamo definirla così: la misericordia è un’irresistibile capacità di intenerirsi, di commuoversi, di stare vicino. Sì, Dio si rivela così.

 

di don Salvatore Rinaldi

Articolo di lunedì 6 Aprile 2020

Rubrica "Fede e Società"

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