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Presenza d'amore

L’uomo storico è un uomo che liberamente ha scelto la nudità e, di conseguenza, Dio, per salvare la storia, si mette pazientemente in cammino lungo la via della scelta alla nudità per farla diventare via di salvezza. Giovanni Paolo II: «L’amore di Dio è capace di chinarsi su ogni figlio prodigo, su ogni miseria morale, sul peccato.

Quando ciò avviene, colui che è oggetto della misericordia non si sente umiliato, ma come ritrovato e rivalutato». S. Agostino: «Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato! Mentre tu eri dentro di me, io ero fuori, e ti cercavo lì, in quel mondo di cose belle, create da te, verso le quali io, non bello, mi precipitavo. Tu eri con me, ma io non ero con te, e a tenermi lontano da te erano proprio quelle cose che neppure esisterebbero, se non esistessero in te. Hai chiamato, hai gridato e alla fine hai spezzato la mia sordità; hai brillato, abbagliato e alla fine hai sciolto la mia cecità; hai diffuso il tuo profumo, me ne sono inebriato e ora anelo a te; ti ho gustato e ora ho fame e sete di te; mi hai toccato e ora ardo dal desiderio della tua pace» (Sant’Agostino, Confessioni, X, 27, S. Paolo 2001). Santa Caterina da Siena: «L’uomo è stato fatto dall’Amore ed è per questo che è così portato ad amare». Scrive Nietzsche ne La gaia scienza: «Non avete sentito parlare di quell’uomo folle che, nel chiarore del mattino, accendeva una lampada, andava al mercato e gridava incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. Poiché molti di coloro che si trovavano là non credevano in Dio, suscitò una gran risata. «Si è forse perduto?», disse uno. «Ha smarrito la strada, come un bimbo?», disse un altro. «O forse si è nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?». E così gridavano e ridevano insieme. Il folle balzò in mezzo a loro e li trafisse con lo sguardo: «Dov’è andato Dio?», gridò. «Ve lo dico io. L’abbiamo ucciso noi, voi e io! Noi tutti siamo i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto? […] In che direzione ci muoviamo noi? Lontano da ogni sole? […] Non vaghiamo attraverso un nulla infinito? […] Non fa sempre più freddo?» (Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, trad. it. di Francesca Ricci, Roma, Newton Compton, 2008, p. 134). Sì, farà sempre più freddo, fino a quando non ci accosteremo al roveto ardente e al fuoco di amore che Dio solo possiede: perché Dio solo è amore. La certezza della bontà e della fedeltà di Dio ci deve incoraggiare ad andare verso di lui in ogni momento e partendo da qualsiasi situazione: l’amore di Dio non crolla mai; e, appoggiandosi sull’amore di Dio, l’uomo può sempre ricominciare un cammino e ricostruire un’esistenza. «Hai messo più gioia nel mio cuore di quanta ne diano a loro grano e vino in abbondanza. In pace mi corico e subito mi addormento, perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare» (Sal 4, 8-9). Può succedere un momento di stanchezza dell’amore: una stanchezza possibile nell’amore umano, possibile anche nell’amore verso Dio. La stanchezza si può esprimere in un gesto, in un atteggiamento, in una parola o in un silenzio, in un filo esile che si spezza: e l’amore si svuota subito di significato e di presenza. «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3, 20). L’amore è fatto di occasioni: guai a perderle, guai a sottovalutarle, guai a banalizzarle! Perdendo l’occasione, è possibile perdere l’amore stesso. L’amore di Dio danza in mezzo alle nostre ricorrenti meschinità, le sfida, le provoca, le affronta, le vince; sì, le vince con l’arma che Dio solo sa usare perfettamente: la misericordia senza limiti.

 

di don Salvatore Rinaldi

Articolo di lunedì 13 Aprile 2020

Rubrica "Fede e Società"

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