Pedagogista

Il termine educare è di origine incerta. Per alcuni proviene dal latino edere (mangiare, mettere dentro) e quindi rispecchia l’atteggiamento dell’assimilazione passiva, formalistica, costrittiva. Per altri, invece, deriva dal latino educere (tirar fuori, far uscire) e quindi rimanda all’arte di aiutare qualcuno a nascere come persona, ad usare in modo autonomo la propria intelligenza. Se nella prima derivazione il ragazzo subisce l’educazione, nella seconda, ne è il protagonista.

 

L’educazione ha alcuni obiettivi che ci sembrano fondamentali:

1. L’educazione mira al raggiungimento dell’autonomia psicofisica del ragazzo;

2. L’educazione segna il passaggio dalla natura alla cultura;

3. L’educazione consiste nel coraggio di suscitare le grandi domande.

 

Una persona che non si confronti col mistero globale della realtà e col senso che intende dare alla propria esistenza, ha molte probabilità di ammalarsi mentalmente. Per il nostro equilibrio mentale, è necessario, dunque, collegare, il più possibile, la realtà a risposte trascendenti. La trascendenza è la capacità di andare oltre l’esperienza immediata, ancorandoci a qualcosa che non è soggetto a deluderci e a definire.

 

Benedetto XVI sostiene che:

«L’uomo ha bisogno di una speranza che vada oltre».

 

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